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Che differenza c’è tra una variazione essenziale e una variante minore?

Differenza tra variazione essenziale e variante minore (o leggera): il Tar Campania chiarisce quando è illegittimo l’annullamento di una SCIA

 

Una società presentava una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), costituente “variante in corso d’opera” dell’originaria SCIA, per la realizzazione all’interno del proprio immobile di lavori che comportavano l’abbassamento della porzione di solaio da quota +13,71 m a quota +13,05 m.

L’amministrazione comunale però annullava la SCIA e ordinava il ripristino dello stato dei luoghi.

Secondo l’amministrazione comunale tale intervento rappresentava un potenziale cambio di destinazione d’uso e andava annoverato fra quelli  non assentibili con SCIA.

La società proponeva dunque ricorso al Tar Campania contro la suddetta decisione dell’amministrazione comunale.

Sentenza del Tar Campania

Il Tar Campania, con la sentenza n. 4605/2017, si esprime sull’annullamento della SCIA.

Secondo la società ricorrente l’intervento, compatibile con la disciplina di regolamentazione del territorio di riferimento, era stato eseguito per migliorare la funzionalità della struttura della scala e dell’utilizzo dell’ascensore.

Secondo il giudice amministrativo bisogna valutare il tipo di intervento realizzato, che può essere riconducibile a:

  • variazione essenziale, oppure
  • variante minore o leggera

Variazione essenziale

Secondo l’art. 32 del dpr 380/2001, le Regioni stabiliscono quali siano le variazioni essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l’essenzialità ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle seguenti condizioni:

  1. mutamento della destinazione d’uso che implichi variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968
  2. aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato
  3. modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato ovvero della localizzazione dell’edificio sull’area di pertinenza
  4. mutamento delle caratteristiche dell’intervento edilizio assentito
  5. violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali

Tali interventi, effettuati su immobili sottoposti a vincolo storico, artistico, architettonico, archeologico, paesistico (ambientale e idrogeologico), nonché su immobili ricadenti sui parchi o in aree protette nazionali e regionali, sono considerati in totale difformità dal permesso. Tutti gli altri interventi sui medesimi immobili sono considerati variazioni essenziali.

Non possono ritenersi comunque variazioni essenziali quelle che incidono sulla entità delle cubature accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative.

Variante minore o leggera

Il comma 2 dell’art. 22 del testo unico dell’edilizio prevede che sono realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d’uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell’edificio qualora sottoposto a vincolo ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.

Ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché ai fini (dell’agibilità), tali segnalazioni certificate di inizio attività costituiscono parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruzione dell’intervento principale e possono essere presentate prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.

Conclusioni

Secondo il giudice amministrativo l’intervento in esame può essere ricondotto ad una variante di tipo leggero e quindi la SCIA può essere presentata prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori consentendo di dare corso alle opere in difformità dal titolo originario per poi regolarizzarle entro la fine dei lavori.

Inoltre l’Amministrazione, quando interviene a distanza di tempo dalla formazione di un titolo abilitativo astrattamente idoneo alla realizzazione di alcuni lavori, deve illustrare in maniera diffusa le ragioni, anche di interesse pubblico, che giustificano il ritiro dell’abilitazione, ovvero le altre ragioni che impongono il provvedimento sanzionatorio con l’ordine di riduzione in pristino.

Pertanto il Tar Campania accoglie il ricorso della società, annullando la decisione comunale di ripristinare lo stato dei luoghi.

 

BibLus-net
Data: 18-11-2017
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